Non si guarisce dalle malattie cardiache di un sol colpo. Infatti dopo attacchi cardiaci, angioplastica, bypass, sostituzione di valvole, trapianti, la strada è lunga e irta di difficoltà prima di poter tornare a una propria vita normale. Un impegno organizzato, però, che prevede fasi diverse di una riabilitazione orientata a creare uno stile di vita terapeutico, nonchè far prendere coscienza dell'accaduto, almeno in linea teorica, dovrebbe prevenire ulteriori ricadute (prevenzione secondaria).
Riabilitazione a fasi
La prima fase del programma di riabilitazione dovrebbe iniziare presto, subito dopo l'evento cardiaco e cioè durante il ricovero ospedaliero. I primi esercizi sono molto leggeri come camminare o salire le scale, affiancati da un lavoro di informazione del paziente sulla dieta, sui fattori di rischio che potrebbero provocare un altro evento cardiaco, sull'attività sessuale, sugli esercizi fisici da eseguire e su come condurre una vita normale una volta rientrati a casa. La seconda fase è la prima parte della riabilitazione dopo la dimissione dall'ospedale e richiede la supervisione di un cardiologo o di un medico. Per iniziare si attende da due a sei settimane dall'uscita dall'ospedale e il programma impegna per un'ora, tre o più volte alla settimana, per circa tre mesi. L'obiettivo principale è il miglioramento delle capacità funzionali e della resistenza, ma prosegue anche l'educazione sui cambiamenti dello stile di vita. E' un lavoro utile anche per ridurre la paura e l'ansia del paziente di riprendere le normali attività, e per sostenere il riadattamento sociale e psicologico. Sono anche previsti incontri di gruppo o individuali per ricevere informazioni sulla medicina, sulla nutrizione, sulla gestione dello stress, ai quali sono invitati anche i coniugi e i familiari.
La terza fase è una sorta di prolungamento della seconda in cui si prosegue il lavoro iniziato fino a riportare il paziente ad avere una vita indipendente e a reinserirsi nella sua professione.
La quarta e ultima fase è in pratica un programma di benessere che mantiene i successi ottenuti nelle precedenti fasi continuando a migliorare e mantenere un positivo lo stile di vita.
Un metodo che funziona
L'efficacia della riabilitazione è stata provata da numerosi studi che hanno osservato gruppi di pazienti che la seguivano confrontandoli con un gruppo controllo. In un recente studio pubblicato su una prestigiosa rivista americana è stata provata la validità della fase II del programma in pazienti con patologie coronariche. Il metodo usato consisteva nel misurare i parametri predittivi di eventi coronarici, in particolare il livello di proteina-C reattiva ad alta sensibilità (high-sensitivity C-reactive protein, HSCRP). E' una proteina associata all'adiposità addominale e ad altri fattori di rischio il cui livello può essere controllato o riducendo il peso corporeo o con la terapia con le statine, ma finora non era mai stato verificato se il programma di riabilitazione cardiaca potesse influire, indipendentemente, su questo parametro.
I livelli plasmatici di questa sostanza sono stati rilevati in 277 pazienti con malattie coronariche di cui 235 erano stati assegnati alla fase due della riabilitazione, mentre i restanti 42, i controllo, non la seguivano. I pazienti in riabilitazione migliorarono significativamente l'indice di obesità, il grasso corporeo, la capacità di eseguire gli esercizi e altri fattori di rischio e in particolare fu osservata una notevole riduzione dei livelli HSCRP non osservata nel gruppo controllo, e indipendente dalla prescrizione di una terapia con statine.
Si può quindi affermare che la riabilitazione riduce complicazioni e sintomi, e aumenta la soprvvivenza; alcuni studi hanno mostrato che abbassa la mortalita' del 25%-30% nelle persone colpite da infarto al miocardio. I programmi di riabilitazione non si limitano all'esercizio fisico, bensi' affrontano fattori di rischio come il colesterolo e il sovrappeso, oltre che le variabili psicologiche e l'educazione sociale e lavorativa.
Dr Fausto Rigo
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